14 novembre, Sala congressi della Fiera di Genova
Il tema dell’editoria digitale - e della relativa normativa – è stato oggetto di tre ore di acceso dibattito, magistralmente moderato dal giornalista Luca De Biase, responsabile di Nova, inserto tecnologico del Sole 24 ore. Alle due impegnative domande su quale cambiamento del modello di business sia in atto, e su come valorizzare le scarse risorse del MIUR che saranno comunque spartite, si sono scontrati gli editori G. Palumbo e G. Cicognani, rappresentanti dell’AIE (Associazione Italiana Editori) con Roberto Maragliano (Uniroma 3), Rosa Maria Bottino (ITD-CNR di Genova) e Daniele Barca (Dirigente scolastico dell’IC di Cadeo), rappresentanti del gruppo di lavoro MIUR “Tecnologie applicate alla didattica e qualità dell’istruzione”.
Sul palco la voce di un’editoria scolastica in crisi d’identità, che non sa come difendere il tradizionale mercato del libro di carta, minacciato dalla rivoluzione digitale del sistema scuola. Ma anche, in sala, il contrappunto più ottimista di case editrici illuminate quali Garamond, Zanichelli e Mondadori Scuola, da anni impegnate nella ricerca e nella sperimentazione di nuovi format didattici, e disponibili all’apertura dei propri prodotti ai contributi esperienziali di docenti e allievi, in una logica di open source.
Proprio sulla definizione della scuola digitale del domani, realtà ineludibile se non si vuole che l’insegnamento rimanga ai margini del mondo reale, hanno insistito gli esperti Maragliano e Barca, aprendo scenari di didattica condivisa in rete, ebook creati "dalle" e "nelle" classi 2.0, in una logica collaborativa e socio-costruttivista.
E’ stata inoltre sottolineata l’importanza che i docenti si aprano ai luoghi di apprendimento informale dei ragazzi e ai loro social/mezzi di comunicazione, per traghettarli, con spirito critico e consapevole, verso luoghi di apprendimento formale più significativi.
Nessuno si illuda comunque: i docenti, che sono la chiave di volta del cambiamento, hanno ancora bisogno di superare resistenze interne derivate dalla loro tradizionale formazione; la diffusione di strumenti e, soprattutto, le esperienze significative sono distribuite sulla penisola a macchia di leopardo; ancora non è comprovato che i risultati dell’apprendimento secondo modalità digitali siano realmente efficaci. E all’interno di un percorso ancora da inventare e sperimentare, è sicuramente da fare un distinguo fra i materiali digitali eventualmente creati nella scuola e i libri di testo pubblicati dalle case editrici, frutto della ricerca scientifica di veri professionisti. Non livelliamo le competenze, a ognuno il suo mestiere, ha sottolineato il dirigente Pier Paolo Eramo, appoggiato dal rappresentante della Mondadori.
Tanta passione e tanti interessi in gioco, quindi, hanno animato il dibattito. Sicuramente sono state messe in luce le molteplici, a volte ambivalenti e contradditorie sfaccettature della questione, che De Biase ha saputo moderare con sagace equilibrio. E proprio il giornalista del Sole, per chiudere il pomeriggio, ha salutato gli ospiti con la battuta: “Non è stato un talk show ma hanno ben imparato a come non rispondere alle domande” .
Silvia Fontana
